| Il "sesso" dello sport |
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Viviamo le gare olimpiche
per tutto quello che sono, dense di significati che troppo spesso ci
sfuggono. Sono performance, ma anche esibizioni, sono lotte e danze
seduttive, corse e rituali sessuali. E a volte, anche se non ce ne
accorgiamo, c'è un atleta che fa l'amore con il suo
pubblico... Il bomber - un bomber
sempre prolifico
- penetra
nell'area avversaria e trafigge
il portiere, violando
la rete. Ahi, la difesa non è più vergine:
ecco il gol, ecco l'orgasmo
collettivo, l'orgia
di
abbracci.La squadra della nostra punta di diamante è una squadra "maschia", aggressiva e coraggiosa. Smaliziata e rotta a ogni esperienza. Il linguaggio del calcio, e dello sport in generale, si diverte ad usare inconsapevoli metafore sessuali. Impareggiabile, a questo proposito, Gianni Brera che qualche anno fa definiva il calciatore che si trastullava con il pallone, invece che penetrare sbrigativamente nell'area avversaria, un "masturbatore di grilli". E che diede a Gianni Rivera un soprannome passato alla storia - "abatino" - che sembrava coniato apposta per alludere a una la scarsa virilità. Certo, negli sport è usatissima è anche la metafora della guerra - la battaglia, lo scontro, il duello, la conquista dello spazio - ma volete mettere l'attrazione che esercitano certi simboli? (Ah, a proposito, niente doppi sensi tipo "punire un fallo", "terribile fallo da dietro", "molto falloso" o "doppio fallo"). Il calcio, si sa, è sport maschile per eccellenza: forse il simbolo del varco da conquistare - la rete - ha condizionato questa percezione, come del resto nel basket: il "canestro", il paniere, non richiama forse all'organo genitale femminile? Non è un caso che calcio e basket femminili siano gli sport che raccolgano più praticanti omosessuali. Si tratta di ‘vox populi', ma si sa che le banali generalizzazioni spesso nascondano mezze verità. Immaginate vostro figlio che vi presenta la sua nuova fidanzata. "Bene, che fai di bello nella vita?" e lei: "Il terzino nell'Abbiategrasso". No, niente da fare, nonostante la nostra presunta modernità, il calcio si mantiene sport off limits per le signorine. Proseguendo in questo gioco di seduzione, percezione e identità sessuale, sport al femminile solo la ginnastica artistica, alcune discipline dell'atletica leggera, il volley, mentre il nuoto - potenza, stile, armonia - sembra sublimare l'unione dei sessi. Ora, è evidente che Chechi e Cassina, i nostri grandi ginnasti olimpici, esprimano completa potenza virile, eppure del tutto femminile appare la loro eleganza eterea, la leggerezza dei gesti, la compostezza dello sforzo. Il salto in lungo - ricordiamo insieme Fiona May - e il salto in alto (bella ci sembrava persino la Sara Simeoni, nel suo volo imperioso), sprigionano quell'elasticità muscolare che rende le gambe delle donne così desiderabili, indimenticabili, commoventi. E certo anche la pallavolo maschile ha espresso e speriamo continui a farlo, i propri eroi: ma la mancanza di contatto fisico fa del volley la disciplina "regina" delle nostre scuole. Alte, longilinee, agili e al contempo dotate di glutei ben disegnati - ci perdonino le femministe - le pallavoliste hanno rappresentato, negli ultimi anni, il prototipo della bellezza sportiva italiana. E le prodezze, anche amorose, della bella Federica Pellegrini, hanno fatto dimenticare le nuotatrici possenti e terribilmente mascolinizzate della Germania Est anni Settanta: ora tra le onde fluttuano eleganti sirene, non più asessuati e insipidi tritoni. Abbiamo giocato e scherzato un po': anche il gioco - soprattutto il gioco - richiede un po' di ironia e leggerezza. Konrad Lorenz osservò come le oche ritualizzassero la propria aggressività con esibizioni di ostilità verso le altre oche: le femmine osservavano e quindi selezionavano così i partner più adatti. Un procedimento analogo, secondo alcuni studiosi - e lo stesso Lorenz - interesserebbe l'uomo: lo sport fornisce la soluzione più innocua per soddisfare il bisogno umano di entusiasmo collettivo e di battaglia. L'aggressione ritualizzata diventa un rituale estetico, come il Palio, le giostre medievali, la corrida, come ricorda la "haka" che gli All Blacks - gli atleti della nazionale di rugby della Nuova Zelanda - inscenano prima di ogni gara per intimidire gli avversari.
Bruno Barba
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